C’è una domanda che, soprattutto nel mondo dello sport dilettantistico, dovrebbe far riflettere: quanto vale una vita?
È la domanda che torna al centro del dibattito dopo le recenti dichiarazioni di Edoardo Bove sul disegno di legge sul primo soccorso che porta il suo nome.
Il provvedimento, nato anche dall’esperienza drammatica vissuta dall’ex calciatore, è fermo. Secondo quanto riportato nelle ultime ore, per poter procedere servirebbero circa 5 milioni di euro, risorse che il Ministero dell’Economia non avrebbe ancora individuato. Il testo ha già concluso il suo esame in Commissione al Senato, ma senza la copertura finanziaria il suo percorso rischia di fermarsi.
E il tema riguarda da vicino anche chi vive lo sport ogni giorno, lontano dai grandi stadi.
Nei campetti la sicurezza non può essere solo sulla carta
Nel calcio dilettantistico, nei tornei amatoriali e nei piccoli impianti sportivi si gioca ogni giorno.
Ci sono ragazzi, adulti, bambini, famiglie, allenatori e semplici appassionati.
E ci sono anche persone che hanno scelto di formarsi per essere pronte in caso di emergenza.
Io, nel mio piccolo, il corso l’ho fatto.
Ma nel campetto che gestisco, un impianto comunale utilizzato quotidianamente per l’attività sportiva, il defibrillatore non c’è.
Ed è proprio qui che nasce il problema.
Perché sapere cosa fare davanti a un arresto cardiaco è fondamentale. Ma, nel momento in cui serve, bisogna anche avere a disposizione gli strumenti necessari.
La proposta di legge Bove punta proprio a rafforzare la cultura del primo soccorso e la capacità delle persone di intervenire tempestivamente. L’obiettivo dichiarato è creare una comunità più preparata, nella quale non ci si affidi semplicemente alla fortuna.
La sicurezza non può dipendere dalla fortuna
La storia di Bove lo ha dimostrato in maniera drammatica.
Il 1° dicembre 2024 il calciatore si accasciò durante Fiorentina-Inter a causa di un arresto cardiaco. In quel momento furono decisive la presenza di persone preparate, l’intervento immediato e la disponibilità delle attrezzature necessarie.
Ma non tutti i campi sono uno stadio di Serie A.
Nei piccoli impianti spesso le risorse sono limitate. Le società sportive e i gestori devono fare i conti con costi, manutenzione, personale e mille altre necessità .
E proprio per questo la sicurezza non può essere lasciata soltanto alla buona volontà di chi gestisce un campo.
Un corso senza un defibrillatore non basta
Formare le persone è fondamentale.
Avere un defibrillatore disponibile lo è altrettanto.
Una persona può sapere perfettamente come intervenire, ma se il dispositivo non è presente o non è immediatamente disponibile, quella formazione rischia di non poter essere trasformata in un intervento concreto.
È questa la domanda che il mondo dello sport dilettantistico dovrebbe porre con forza:
chi garantisce realmente la sicurezza nei piccoli impianti sportivi?
E soprattutto:
chi mette i gestori nelle condizioni di garantire quella sicurezza?
Non è una questione di politica.
Non è una questione di destra o sinistra.
È una questione di sport.
È una questione di persone.
È una questione di vita.
Il DDL Bove può rappresentare un passo importante verso una maggiore cultura del primo soccorso. Ma perché questa cultura diventi realtà , servono formazione, strumenti e risorse.
Perché su un campo da calcio può bastare un attimo per cambiare tutto.
E quando quell’attimo arriva, non possiamo permetterci di scoprire che mancava proprio ciò che poteva fare la differenza.
Salento Tornei


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